18. Mai 2012
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Aforisma della settimana

"Bell n'a ball" (bella ma non balla)

I pregiudizi non sono mai stati il mio forte. Essere condizionata dalla apparenze non è aspetto che mi appartiene, anzi da (tendenziale)ribelle qual sono, mi ritrovo spesso a fare considerazioni opposte a quelle dei più.

Certo, non sono ribelle per esserlo, né parto dal presupposto opposto perché "è opposto". No, se così fosse, sarei prevenuta ugualmente. Io amo lasciare che le cose seguano il proprio corso e mi piace osservare, valutare, studiare e pensare in base a quello che vedo nel tempo. E così che, se una bella ragazza fa un mestiere per cui l'aspetto fisico non è un fattore rilevante, beh..allora non parto prevenuta e penso che è stata favorita dalla sue gentili sembianze . No, aspetto di vedere cosa fa e come lo fa. Sempre se le circostanze me lo permettono.

In alternativa, resto allo stato delle cose, ma non mi permetto considerazioni superficiali. Insomma, per collegarmi al proverbio : non mi piace dire a una persona" è bella ma non balla" se non so come "balla"! Lo ritengo un grande limite alla scoperta della vita, delle persone e del mondo. Avere un atteggiamento critico sì, ma con criterio, a mio modesto avviso, contribuisce a rendere il proprio pensiero più solido e strutturato e consente allo spirito di elevarsi.


„ I media sono la causa dell'egemonia della falsa profondità" (R. La Capria)

Non conoscevo Raffaele La Capria. Ha attirato la mia attenzione la sua capacità di emozionare mentre leggeva alcune righe dei suoi scritti. Era ospite qualche sera fa in un programma televisivo. E poi il presentatore ha detto „i media sono la causa dell'egemonia della falsa profondità", riferendosi ad una esclamazione del famoso scrittore napoletano.

Quell'espressione è una sorta "zappa sui piedi" per me, figlia dei tempi moderni. Di me, che mi giovo delle comodità che le tecnologie d'avanguardia e la telecomunicazione ci offrono.
Eppure mi ha colpita e mi ha fatto riflettere. Cosa vorrà mai dire "falsa profondità"? Il libro lo rivelerà.

Del fatto che la fretta sia la malattia dei nostri giorni, ho già riferito qualche tempo fa. Ma è forse proprio questa l'allusione di La Capria? L'incapacità o forse l'impossibilità di soffermarsi su aspetti, considerazioni, riflessioni che ci permetterebbero di vivere la vita in prima persona? Si, ho scritto in prima persona.

Non vi capita mai di avere la sensazione di "essere vissuti" dai ritmi, dalle circostanze, dai doveri? A me si, capita e poi mi viene un magone tremendo. Non amo la vita mordi e fuggi e non so come riesca a sopravvivere ora, qui. Forse la consapevolezza della mia condizione, ecco cosa mi fa sopravvivere. Del resto, la conoscenza dei propri limiti è una sorta di maturità che si raggiunge e ti permette di essere sereno.

Certo, provo un po' pena per chi non si rende nemmeno conto di ciò che si perde. Mi riferisco alle persone che non hanno altro da fare che lasciarsi vivere, appunto dai ritmi, dalla frenesia della produttività compulsiva e capitalistica dei tempi moderni. Ho rispetto per la categoria, per carità, però ripeto: un po' mi fa pena e mi rende felice, perché mi fa capire che la mia è una scelta, la scelta di come vivere.


"L'esperienza non è ciò che succede a un uomo, ma quello che un uomo realizza utilizzando ciò che gli accade."

Aldous Huxley

Cari amici di Go-Italy: buon anno! Che voi siate in Italia o in Svizzera, in Europa o in Oriente poco importa. La crisi è globale e non risparmia nessuno. Di certo, il periodo in corso ha inaugurato un'era di pessimismo e malessere generale, contribuendo a rendere in nostri animi più bui di prima. Ebbene, sfruttiamo al meglio ciò che sta accadendo e realizziamo qualcosa di buono. Per diventare uomini di esperienza, per dirla nei termini dell'aforisma qui sopra!

Diamo valore ad un sorriso, ad un gesto gentile, ad un bacio spontaneo, ad un abbraccio inaspettato e caloroso. Lasciamoci cullare dalla dolcezza di un bimbo, da un piccolo pensiero d'affetto, da un candido ricordo di gioventù. Lo so, non si vive di questo. C'è bisogno di pane e di soldi e non si può cercare un rimedio alternativo ad una cassa integrazione o ad una crisi sociale.
Ma con la gioia per le piccole cose si può affrontare la vita con uno spirito diverso e certamente più forte. È dunque questo il mio augurio sincero e di cuore per il 2012. Anche Giorgio Napolitano ha incitato tutti i connazionali ad essere uniti nello spirito per debellare al meglio la crisi in corso. Come sempre, io sono fiduciosa e so che noi italiani abbiamo quella "marcia in più" che, nel bene e nel male, ci rende unici al mondo.

In dubio pro reo

Abbandonate le vesti (ma non l'anima) da giurista, non posso dimenticare, però alcuni concetti importanti del diritto, fra cui uno dei capisaldi del diritto penale. Secondo la più celebre enciclopedia virtuale, "in dubio pro reo" di questi tempi esprimerebbe un invito ad essere possibilisti. In questo senso, il significato dell'aforisma, da concetto prettamente giuridico, diventerebbe di natura politica - esistenziale.
In effetti, siamo spesso invitati a credere ancora nell'Euro, nell'Europa, nella ripresa economica degli stati europei e mondiali, nella futura stabilità dei mercati finanziari e nella redditività degli investimenti in titoli di stato. Evviva. Possiamo farcela.

Eppure non posso dimenticare proprio durante i miei studi, quando "diritto europeo o comunitario" passava da materia opzionale a fondamentale , gli studenti euro-scettici continuavano a porre interrogativi dalle risposte impossibili ai professori imbarazzati. Ho sempre avuto l'impressione che le argomentazioni dei docenti in quei casi fossero fin troppo idealizzate. Che sia in Tv o sulla stampa, che l'intervistato sia un politico od un economista, che le borse quel giorno abbiano registrato un meno od un più, oggi la risposta alla domanda sulla ( r)esistenza dell'Europa è sempre si. Pardon, continua ad essere si. Ma, si precisa, che non sarà indolore.


„Lo spazio di un errore è uno spazio di crescita" Fabio Volo, „Le prime luci del mattino"
Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l'altro rappresenta l'opportunità (John Fitzgerald Kennedy).


Tanta era l'indecisione che ho preferito metterli tutti e due. Mi riferisco agli aforismi, espressioni di un'instabilità che, però, va interpretata con spirito costruttivo ed ottimista. Chiunque nella vita si può trovare in situazioni difficili, per l'appunto di crisi o di incertezza. Si può essere lacerati dal dubbio, dalla paura di sbagliare o dal pensiero di un rimorso. Ebbene, proprio in quelle situazioni bisogna cogliere l'insegnamento e crescere

interiormente. Dopo il pericolo e magari lo sbaglio ecco, per l'appunto, il secondo aforisma, complementare al primo: ecco l'opportunità da cogliere, senza continuare a vivere nel rimpianto. Lo spazio di quella crescita interiore che solo le persone con un sano amor proprio ed un pizzico di spirito critico riescono a riempire. A mio modesto avviso, non bisogna aver timore di vivere, non bisogna rinunciare alla propria volontà per aver paura di sbagliare. Si rischierebbe di essere vissuti e non di vivere.


"In medio stat virtus"

Era il lontano 1996 ed ebbi ancora la fortuna di avere come insegnante di filosofia una persona splendida, un vero cultore della materia, uno di quelli che - sono sicura - lo stesso Platone avrebbe invitato volentieri a banchettare, per discutere dei sommi temi della vita, della scienza e quant'altro. Ma andiamo al dunque. Questa settimana riporterò alcune ricostruzioni aristoteliche tratte dalla sua Etica nicomachea, da cui, per l'appunto, il titoletto " in medio stat virtus" (la virtù sta nel medio/mezzo). Non mi permetto di commentare alcunché, non posso "permettermelo".

Secondo Aristotele la virtú ha le caratteristiche della medietà, ed infatti "ogni persona che ha conoscenza fugge l'eccesso e il difetto; invece è il giusto mezzo che cerca ed è questo che sceglie: il mezzo non dell'oggetto, ma in rapporto a noi. Ad esempio, avere paura, esser coraggiosi, desiderare, adirarsi, avere pietà, in generale provare delle sensazioni e provare dolore ammettono un troppo e un poco, ed ambedue non vanno bene. Ma provare queste passioni quando si deve e nelle circostanze in cui si deve e verso le persone che si deve in vista del fine che si deve e come si deve, è realizzabile il medio e al tempo stesso l'eccellenza: il che è proprio della virtú".

Inoltre, l'errare ha molte forme (infatti il male si trova nella colonna dell'illimitato, come immaginavano i Pitagorici, mentre il bene in quella del limitato), invece il riuscire ne ha una sola - per questo il primo è facile, il secondo è difficile: è facile fallire il bersaglio, ma è difficile l'andare a segno. Anche per queste ragioni, dunque, l'eccesso e il difetto sono propri del vizio, la medietà della virtú...."Buoni infatti si è in un unico modo, cattivi in modi svariati --...La virtú è dunque una disposizione che orienta la scelta deliberata, consistente in una via di mezzo rispetto a noi, determinata dalla regola, vale a dire nel modo in cui la determinerebbe l'uomo saggio. È una medietà tra due vizi, uno per eccesso e l'altro per difetto.


"Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno" (Enrico Berlinguer).

Cari amici, dopo la lunga pausa estiva trascorsa in gran parte nel nostro bel paese, mi ritrovo a riflettere sulla situazione difficile in cui versa l'Italia. Certo, si tratta di un malessere generale, parlando del mondo. Da catastrofi climatiche annunciate a borse "sulle montagne russe"; fino a rivolte popolari dei paesi mediorientali.

È in atto un grande confronto fra le nostre coscienze e la nostra dignità. Le misure finanziarie adottate dai paesi europei mirano, fra l'altro, a colpire in maniera rilevante gli evasori fiscali ed i superricchi. Ecco, "agire insieme" presuppone un grande senso di responsabilità nei confronti del proprio paese e della propria cultura.

È comprensibile l'atteggiamento critico dei paesi europei economicamente più forti rispetto a quelli più deboli, nei quali, invece, si cercano continuamente soluzioni per andare avanti (leggi: Italia, Spagna, Portogallo e la Grecia). Ma non è questo il momento di fare marcia indietro, ora che l'Europa sta facendo il suo (per)corso, ora che un po' tutti ci stiamo abituando a pensare "insieme", merito anche di una moneta unica che ha certamente contribuito a rafforzare il senso di appartenenza fra popoli.

In effetti, mi sento più vicina ora ad un olandese o ad un tedesco che non 10 anni fa. E non posso dimenticare quando, durante il mio Erasmus in Austria, gli studenti d'oltre oceano non facevano distinzione fra Marco, Ulrike, Joao o Grazynka, no: per loro eravamo "i ragazzi dell'Europa". Fantastico!, pensai allora, gli americani si che non conoscono confini!


“corri e fottitene dell’orgoglio, ne ha rovinati più lui che il petrolio”

 …solo Vasco può permettersi di dire certe cose, in certi modi. Nessun cantante mi emoziona come lui, ancor di più se riesco a godermelo dal vivo, magari dagli spalti di uno stadio e nell’emozione generale di chi fa di tutto pur di vederlo per cantare le sue canzoni a squarciagola.

Anche quest’anno non ho rinunciato alla mia dose di Vasco e da un suo brano ormai “datato” ho tratto l’aforisma che trovate. In effetti l’orgoglio può essere causa di parecchi mali, primo fra tutti l’incomprensione. Infondo basterebbe poco per permettere a due persone, magari una coppia, di riappacificarsi se non ci fosse di mezzo “il fattore” orgoglio ad allontanarle ed a far rimanere le parti sulle loro posizioni, imperterrite e sbagliate.

Scendere a compromessi non vuole affatto dire non avere orgoglio ma significa averne la giusta dose, tale, appunto, da permettere un confronto sano e costruttivo. Ma questo concetto, è noto, per molte persone è impraticabile, almeno fino a quando la discussione ed il dialogo in contrapposizione all’orgoglio testardo verranno visti come “forme di debolezza” anziché di virtù.

Ma volete mettere la grandezza d’animo di chi sa mettere in discussione le proprie posizioni ed ammettere le cose in maniera oggettiva? Altro che debolezza, la forza, come sempre, è nell’amore.


„Leggere fa bene allo spirito e migliora la vita “

Alberoni scrive una rubrica, a mio parere, molto interessante sul Corriere della Sera. Solo lui può permettersi di prendere certe posizioni e di esprimere concetti e ricostruzioni su aspetti della vita, luoghi comuni e comportamenti. Le sue riflessioni sono cariche di saggezza ed è ormai un rito a casa mia leggere i suoi articoli, ad alta voce e poi fare qualche commento.

È un modo per trattare argomenti anche diversi da quelli che la solita routine quotidiana ci impone. È un modo per riflettere ed approfondire temi che i ritmi della vita a volte non ci permettono di approfondire, appunto. È un modo per conoscere meglio i propri conviventi od ospiti e scoprire aspetti di una persona che non sono  mai stati rivelati. 

E poi c’è il cancro di oggi: la velocità. Tutto deve scorrere, sî, ma veloce, veloce. E non va bene costruire la propria opinione (ammesso che ne venga costruita una) su notizie rielaborate in 4 righe o attraverso foto. Non va bene ricevere una notizia  e non poter andare oltre perché lo spazio od il concetto informativo non lo permette. Tutto dev’essere alla portata di tutti e non può essere lento o lungo.

Ma vogliamo mettere la differenza fra un articolo scritto bene, lungo quanto basta, completo e per cui si debba investire del sano tempo  ed un breve riassunto mordi e fuggi che permette al lettore di correre, scappare, andare avanti e tralasciare aspetti fondamentali per una solida costruzione di un’opinione politica, culturale, sociale, etc…?


“Chi va al mulino si infarina”

Questo proverbio evidenzia l’influenza che certi luoghi possono avere sulle persone che li frequentano. Un po’ come dire “chi per questi mari va, questi pesci piglia”. A mio modesto avviso, però, la visita ad un mulino non necessariamente lascia macchie di farina.

Basta un po’ di attenzione e di volontà (leggere “senso critico”) per evitare che la frequentazione di certi posti possa lasciare un segno o delle conseguenze. Se è vero che chi si mette nei guai ne debba pagare le conseguenze, è anche vero che la capacità di rialzarsi e sapersi destreggiare fra le difficoltà aiuti a crescere.

Certo, non che per diventare grandi si debbano per forza cercare situazioni non facili. Anzi, meglio evitare di girar per troppi mulini! Però bisogna esercitarsi a “mantenere puliti i propri vestiti anche frequentando luoghi che potrebbero macchiarli facilmente”. 


Impara l’arte e mettila da parte

Si tratta di un detto che il mio caro papà mi ha sempre ripetuto, fin da quando ero bambina. Non c’è stato verso di spiegargli prima, che volevo fare la ballerina, poi l’attrice, in seguito la doppiatrice e la speaker radiofonica.

La replica di papà recitava sempre : “studia perché devi imparare l’arte e metterla da parte”. È con questa frase che ho affrontato le sfide più dure davanti a facce ed a domande che non promettevano affatto bene. Ed è sempre con quelle parole che oggi, pur non lavorando con quell’arte che ho avuto la costanza e la volontà di “imparare”, vivo la mia vita

A mio modesto avviso, la cultura intesa in ogni senso e forma è l’elemento più importante dopo la salute e l’amore, perché condiziona la forma mentis di ogni individuo e perché permette di affrontare il  quotidiano con maggiore coscienza e senso critico.

Evviva la cultura, evviva il libro, la musica, la scuola, i viaggi, i giornali, l’informazione, il cibo, la comunicazione e tutto ciò che alimenta lo spirito!


Leges bonae ex malis moribus procreantur

Gli antichi romani con i loro detti e modi di dire dimostrano sempre una grande attualità. Con “leges bonae ex malis moribus procreantur” si intendeva sottolineare come le buone leggi nascano dai cattivi costumi (comportamenti, usanze).

Si prenda l’esempio di leggi come quelle sullo stalking, sul fumo nei locali pubblici, sulla pedofilia o sullo smog nelle città. Innumerevoli regolamenti nascono sulla base di comportamenti riprovevoli e contrari al buon costume. Quest’ultimo costituisce un “metro di misura” tanto vago quanto dettagliato. In fondo, non ci sarebbe bisogno di leggi se ognuno di noi fosse in grado di utilizzare coscientemente il metro “del buon costume” in ogni comportamento.

La ratio della legge risiede dunque, per lo più, nell’incapacità della comunità umana di mettere in atto usanze ragionevoli. Per questo ci saranno leggi, finché ci saranno comportamenti cattivi.


Bell alla nascit, brutt quand pasce’

Questo vecchio proverbio scritto in dialetto delle mie terre esprime una vecchia credenza popolare, che vuole i bimbi belli alla nascita e brutti quando sono più grandi.
In pratica, nascere belli significherebbe a priori essere di aspetto non gradevole in età più matura.

Immaginate ora che cosa dovrebbe rispondere il genitore se al suo bebè venisse fatto un complimento del tipo “ma che bello” o “che amore, delizioso”. Un genitore particolarmente scaramantico potrebbe fare  gli scongiuri dovuti e sperare che la propria prole sviluppi altrettanto bella come già appare.

Potrebbe anche darsi, come spesso avviene dalle mie parti, che si rivolga direttamente a qualche anziana per farsi “togliere il malocchio”, che il bebè avrebbe ricevuto per via del complimento. Secondo la mentalità di costui, in pratica, se non ci fosse la rimozione del malocchio, da grande il figlio potrebbe essere un mostro.

E, da ultimo, c’è l’ipotesi del menefreghista tranquillo che applica la regola per cui: “non ragionam di lor, ma guarda e passa”, ovvero del genitore che ringrazia e va avanti, continuando a fare in modo che la propria prole stia bene e viva con serenità.

Anche perché, cosa c’è di più importante dell’Amore per crescere un figlio?


Avere o essere?

Rubando il titolo della celebre opera di Erich Fromm, mi permetto di fare qualche breve considerazione sull’importanza di essere e sui vantaggi dell’avere. Non intendo  in alcun modo fare riferimento ai contenuti del celebre psicoanalista e sociologo ma, mai come in questi tempi, torna in auge il tema dell’essere e dell’avere.“Mens sana in corpore sano”, ritenevano i saggi della Roma antica, lasciando intendere come ci debba essere equilibrio tra il mente e il corpo perché, se uno dei due non fosse sano, non lo sarebbe neanche l'altro.

Un sano equilibrio fra l’essere e l’avere determina una certa serenità d’animo e permette di affrontare con tranquillità anche situazioni difficili. Ad esempio, avere possibilità di amministrare la propria economia domestica con poco denaro non necessariamente deve condurre ad uno squilibrio dei rapporti fra i componenti della famiglia, se questa è sana al suo interno ed è serena nella sua condizione.

Di contro, tanti averi non sono condizione necessaria per avere un quadretto familiare perfetto. Lo stesso discorso vale sulla singola persona. Ebbene, essere sereni dentro, affrontando ogni giorno un percorso personale, porta a vivere la vita con maggiore positività, anche in relazione ai propri averi.


La natura pensa per tutto e tutti

Ve lo avevo promesso che sarei tornata raccontandovi anche dell’altra nonna, Evelina, italianissima ma come ogni nonna del mondo, piena di consigli e rimedi utili  per la casa, la cucina e la vita domestica in genere. La sua convinzione nei rimedi naturali e semplici l’avevano portata a diffidare da ogni prodotto moderno, che venisse pubblicizzato con definizioni quali “splendente”, “brillante”, “pulitissimo” o altri aggettivi comuni nel linguaggio televisivo o promozionale.

In altre parole, nonna Evelina preferiva i classici rimedi naturali e tutto ciò che serviva per lavare per lei era semplicemente “il sapone”. Così c’erano:  il sapone per i piatti, il sapone per il corpo, il sapone per i capelli, il sapone per i panni etc..Rispettivamente: il detersivo per piatti, il doccia schiuma, lo shampoo ed il detersivo per i panni. L’unico “sapone” cui non v’era da aggiungere alcuna specificazione d’uso perché unico, insostituibile e raro (tant’è che perfino la ricetta è nota a pochi fortunati del paese) era quello all’olio d’oliva, capace di togliere ogni macchia possibile immaginabile senza rovinare il tessuto. 

Penso sempre che se le mie due nonne, Anna ed Evelina avessero costituito una “società di gestione domestica”, forse a quest’ora vivevo di rendita!


Il caro sole lo fa

A dire il vero non si tratta di un vero e proprio detto, ma di una frase che la buona nonna Anna era solita pronunciare quando i suoi figli, fra cui la mia mamma, si rivolgevano a lei implorandole di svelar loro un rimedio per rimuovere da un tessuto questa o quella macchia.

E così, dopo vari e disperati tentativi di togliere lo sporco da una preziosa tovaglia da tavola o da una coperta cara, nonna Anna era l’ultimo stadio, la saggia della situazione, per intenderci. Solo lei riusciva a far sparire ogni alone o macchia ed il suo “prodotto” principale era niente poco di meno che: il “buon” sole.  Eh già! Perché dopo aver rimosso  a mano lo sporco, stendeva il tessuto al sole, che contribuiva a rendere il risultato impeccabile.

Così, quando le si chiedeva come avesse fatto, lei rispondeva: “Die liebe Sonne macht’s”! Appunto, “il buon sole lo fa”.
Cosa faceva nonna Evelina invece? Ve lo racconterò presto.


Memento audere semper!

Parole pronunciate da Gabriele D’Annunzio che esortava, così, ad osare sempre. Osare significa avere il coraggio di fare qualcosa di audace, di rischioso, di inusitato, cosa non facile per chiunque.
Stravolgere i propri ritmi, assumere atteggiamenti diversi dal solito, agire con modi non comuni, fare scelte difficili, intraprendere strade non battute da chiunque, credere in qualcosa o qualcuno di particolare sono passi che richiedono certamente una buona dose di coraggio e audacia.

Certo, serve anche una certa convinzione nelle scelte che si fanno. Se non si è sicuri di qualcosa, allora meglio desistere.  A mio modesto parere, una strada difficile può essere percorsa solo con una buona dose di convinzione, che è un ingrediente imprescindibile per andare avanti.

Dunque, ben venga l’esortazione di D’Annunzio, che può essere un buon consiglio per affrontare la vita e per crescere nello spirito, ma solo se la nostra mente ed il nostro cuore sono carichi di volontà e dedizione verso il passo audace che si sta per fare!
E voi, che ne pensate?


Amicizia vera

In un mondo sempre più veloce, fatto di social network e mezzi di comunicazione rapidi ed efficienti, mi stupisco sempre più spesso di come sia diventato facile usare il termine amicizia. Impazza la moda di avere “amici”, tanto che più il numero è elevato, più si è “fichi o avanti”. Certo, avere una fitta rete di conoscenze e contatti può certamente agevolare determinate circostanze dell’esistenza. Caspita se conoscere è importante!

Ma è così necessario in questi casi fare ricorso al termine “amicizia”? Utilizzo con molta parsimonia parole come bene, amo, amico. Non per avarizia o per incapacità di provare sentimenti. Anzi! È che, forse, le parole della mia nonna mi sono entrate dentro fino all’osso. Lei diceva spesso: “prima di considerare amica una persona, devi averci mangiato assieme un chilo di sale”. Ciò che Donna Evelina mi consigliava era di aspettare un bel po’ di tempo e di esperienze in comune con una conoscenza prima di poterla considerare amica.

È bello ed importante essere capaci di manifestare l’affetto ed i sentimenti verso una persona,ma è altrettanto giusto avere la capacità di aspettare, dando il giusto peso alle parole ed agli insegnamenti della vita.


A tavola non si invecchia mai!

A braccetto con il tema trattato nella mia rubrica “Il tricolore di Eva” (in tedesco), questa volta l’aforisma non lascia spazio ad interpretazioni. Bando a chi non ha piacere nello stare a tavola!

Certo, a mio modesto parere, dietro una buona tavola imbandita c’è l’amore per gli ingredienti, l’interesse per la loro produzione e la capacità di aspettare, intesa come pazienza. Il morbo del futuro è la velocità e l’incapacità sempre più conclamata di aspettare. Tutto dev’essere svolto in fretta. Ma come può venire buona una pasta frolla se non riposa in frigo per un po’? E il pane se non lievita a sufficienza? Mi piace mangiare, mi piace il buon vino, ma serve tempo per tutto: per masticare, per gustare, per apprezzare i sapori.

Sono fortunata ad avere la possibilità di sapere cosa significa mettere dell’olio d’oliva extravergine su una fettina di pane abbrustolito: c’è tanto lavoro, dalla maturazione del frutto, alla raccolta, alla spremitura a freddo nel frantoio. Un vero processo, che trasforma quei piccoli acini in prezioso ingrediente della cucina mediterranea. Non invecchiare significa dare il giusto valore alle cose, conoscere l’importanza  del tempo nella preparazione e apprezzare i sapori della buona tavola!


La Volpe che non arriva all'uva dice che è amara

Questo detto usciva spesso dalla bocca della mia amica Teresa, che conobbi in occasione di uno stage. Lei dolce e piccolina, faceva spesso sfoggio sapiente di proverbi e modi di dire. In particolare, ricordo la volta in cui qualcuno si mise a criticare una determinata cosa, descrivendola con pessime parole per il semplice fatto che non era riuscita ad ottenerla. A quel punto Teresa disse “ La volpe che non arriva all’uva dice che è amara!”.

Ebbene, cosa resta a chi non ha raggiunto un obiettivo? Disprezzarlo, vederne gli aspetti negativi, consolarsi con la convinzione che si trattava di una falsa meta. Eh no! Sarebbe buona, invece, una dose di sana coerenza e umiltà, specie verso se stessi. È molto più costruttivo riconoscere i propri limiti, analizzare le sconfitte e capire le manchevolezze, che non hanno condotto al risultato sperato, piuttosto che consolarsi con false parole! In questo modo, la volta successiva, la volpe potrà arrivare  con maggiore probabilità a mangiare dell’uva, che certamente sarà dolce..


Chi per questi mari va, questi pesci piglia

Non sempre possiamo attribuire ad una grande fatica un altrettanto grande successo e viceversa. Di certo a  volte citare il detto “chi per questi mari va, questi pesci piglia” fa comodo a chi, come un genitore, cercava di dissuadere il figlio dal fare una certa cosa che poi ha portato le sue conseguenze non poco piacevoli. Può trattarsi di una bravata o di una decisione affrettata o, ancora, di una scelta azzardata.

Non amo i luoghi comuni e sono sempre convinta che ci siano risvolti diversi anche nelle cose che sembrano più scontate. Lotto così ogni giorno, abbattendo i luoghi comuni. A volte devo capitolare ma, altre volte, sono ben felice di poter gridare vittoria e rivincita nei confronti di tutti coloro che non ci credevano. Lo ammetto, sono un po’ una testa dura ma, a mio modesto parere, la vita va affrontata con lealtà e fiducia perché per alcuni mari impervi e poco pescosi si può anche lavorare bene, “acchiappando”  bene.

Serve raziocinio ed un po’ di sano coraggio. Mica facile, ragazzi!


Con i figli e lavoro ci vuole passione

Ho avuto la fortuna di avere degli ottimi professori. Non è scontato avere a che fare con persone che sono appassionate del proprio lavoro. E quando questo lavoro implica la trasmissione di qualcosa ad altri, allora la fortuna di chi riceve o di chi usufruisce  è doppia. Basta pensare, ad esempio, ad un cuoco che ama cucinare. Chi mangerà i suoi piatti, avrà più probabilità di mangiare qualcosa di buono e mentre lo farà, sarà felice di sapere che chi ha preparato quella ricetta l’ha fatto con gioia.

Ebbene, a scuola ed all’università ho avuto a che fare per lo più con professori che, insegnando, trasmettevano passione e interesse. Anche durante il mio Erasmus a Salisburgo, suggestiva cittadina sulle rive del fiume Salzach, ho incontrato professori degni di esserlo. Certo, qualsiasi lavoro fatto con malavoglia non rende la vita piacevole. Ma penso che, se quel lavoro implica dei risvolti nei confronti di altre persone (gli alunni  per gli insegnanti, i pazienti per il medico, i clienti per un cuoco etc…) allora la questione è ancora più complessa. Specialmente nell’ambito formativo, rifletto su quanto possa condizionare la vita avere o meno professori bravi.

Avrei fatto scelte molto, molto diverse se non avessi avuto chi i ha fatto capire il valore di un ideale, della storia, di un concetto o delle leggi fisiche e matematiche.


Chi la fa..l'aspetti!

Statevi accorti! L’aforisma di questa settimana parla chiaro: non c’è scampo per chi brama alle spalle, per chi cerca di ostacolare un collega, per chi tradisce un amico o il proprio amato.

Sarà che l’incredibile “livella” del Principe De Curtis esiste davvero: ed è proprio così. I conti alla fine tornano sempre, in un modo o nell’altro. Non è una minaccia nei confronti di chi nella vita ha sempre trovato il modo di scamparsela utilizzando i suoi mezzi leciti e meno leciti. È semplicemente un dato di fatto.

Chi la fa l’aspetti, nel bene o nel male. Ma non preoccupiamoci, gli uomini sono abituati a far fronte a tutto e la vita va vissuta lo stesso. Infondo il bello è anche questo: non sapere cosa ci aspetta!


De rustica progenie, semper villana fuit

Che fate, da che parte state? Da quella degli antichi romani, per i quali “colui che discese da stirpe rustica, rimase sempre un rozzo” o per quella dei tempi più moderni, nei quali chiunque, anche il più rozzo dei rozzi ha la possibilità di far valere, quantomeno televisivamente, le sue qualità nascoste.

Un esempio? Racconto della mia cara amica redattrice Sissy. Provini di non so quale programma televisivo, domanda dei giurati: Qual è il tuo tallone d’achille? Riposte varie degli aspiranti a nuovi fenomeni del piccolo schermo: Mah! Non saprei, cioè, sono vari; tipo la simpatia, la generosità, il fisico, la telegenicità! Insomma, lo sfoggio dei migliori aspetti personali a discapito del coefficiente culturale.

Embè, che ci vuoi fare. C’è posto per tutti e tutti vogliono sfruttare le loro possibilità.
Voi da che parte state?


Vale più la pratica che la grammatica

Il detto di questa settimana trae origine da un’esperienza che ho vissuto qualche giorno fa. Ero di passaggio in Romagna e per fare un riposino al mare ho deciso di schiacciare un pisolino in spiaggia. Sonnecchiando sotto l’ombrellone, sentivo un venditore ambulante extracomunitario discutere con un bagnante e sostenere che (testuali parole) “nella mia attività di vendita cerco di essere competitivo il più possibile perché mi rendo conto che il mercato è saturo. Attualmente la situazione politica ed economica non ci consente di investire in attività che non siano la vendita ambulante e per questo cerco di diversificare la mia offerta rendendola interessante e contribuendo a stimolare la domanda”.

Beh…il detto esprime l’importanza dell’esercizio pratico che permette di imparare di più che il semplice studio (teorico) delle regole. Ora, è fuor di dubbio che  il venditore ambulante extracomunitario che legga il sole 24 ore e si documenti sugli altri quotidiani o, ancora,  ascolti giornalmente la tribuna politica o alcuni Tg metta in pratica buon allenamento per integrarsi al meglio. Infondo, adotta una valida alternativa alla (divina..) Divina

Commedia Dantesca o ai più autorevoli manuali di storia,  letteratura e filosofia del nostro bel Paese!
Evviva l’integrazione!


De gustibus non est disputandum

È arrivata l’estate: lago, mare, montagna o campagna. A ciascuno il suo. Chi preferisce bearsi fra carne fresca (e meno fresca) che, in bellavista, arrostisce al cocente sole delle spiagge; chi si rilassa immerso nella tranquillità di un paesaggio lacustre; c’è l’amante delle escursioni ad alta quota o delle passeggiate fra i verdi prati della montagna; oppure c’è chi resta (o va) in campagna, forse perché è la volta buona per stare un po’ con i nonni e dedicarsi all’agricoltura e alle “cose-semplici-di-una-volta-che-ora-non-si- trovano-più-facilmente”.

In altre parole:  sui gusti (altrui) non si discute. Santi romani. Chissà perché l’antica Roma mi impongo sempre di ricordarla come una città piena di saggi, che in giro per le strade, elargivano queste “perle di saggezza” ai passanti. Un po’ come oggi fanno quelli che vengono “apostrofati” come “pazzi” e che, invece, a sentirli bene, dicono cose che un senso ce l’hanno. Caspita se ce l’hanno! Cari amici di go-italy, godetevi l’estate, consolatevi come meglio credete per le inesorabili disfatte calcistiche e, se del mondiale non “ve ne po’ fregà de meno”, allora siete già in una condizione di beatitudine conclamata.

Evviva la vita, cantava Rino Gaetano.


La calma è la virtù dei forti

Vi sarà sicuramente capitato di perdere i nervi, di tirare un pugno nel vuoto o contro una superficie dura, di imprecare…di non mantenere la calma, insomma.
Ebbene, sapete che il vecchio detto romano, decanta la calma come la virtù propria di chi è vittorioso e glorioso. Ci vuole forza nel saper mantenere quello stato interiore e, di conseguenza, esteriore, di imperturbabilità e serenità. Riuscire a gestire stati d’animo e situazioni non ordinarie contribuisce alla nostra crescita personale ed alla maggiore conoscenza di noi stessi.

Contare fino a 5 (se non proprio fino a 10) prima di far uscire dalla nostra bocca frasi poco felici o prima di giocarci una possibilità importante nella nostra vita potrebbe contribuire senz’altro a costruire una personalità più solida. E non è mai tardi per farlo! Certo, ci sono situazioni in cui lo stato d’animo non va controllato, perché costituirebbe una sorta di velata forma di disprezzo verso ciò che oggettivamente il disprezzo non lo merita: non sto parlando del fisico mozzafiato di Belen Rodriguez, né della vittoria della Svizzera contro la Spagna.. Avete presente Alberto Sordi davanti al piatto di pastasciutta in “Un americano a Roma”: Maccaroni, m’hai provocato e io ti distruggo, io me te magno!?

Ebbene: Piatto ricco, mi ci ficco! Chi mai potrebbe trattenersi davanti a cotanta bontà. Io? Mai. Falsa compostezza.


Chi dorme non piglia pesci

Per noi giovani, in cerca di fortuna e di un lavoro stabile che ci permetta di costruire una vita serena e “normale”,  è importante riuscire a confrontarsi in maniera positiva e, soprattutto, costruttiva con  l’attuale realtà sociale. Sono fermamente convinta del fatto che le opportunità professionali non manchino e che sul mondo ci sia posto per tutti. I nostri sogni, nei limiti di una dimensione “realistica” (per quanto possa essere vaga questa definizione), dipendono da tanti fattori: prima di tutto, però, da noi stessi.

Bisogna essere pronti all’imprevisto, a partire, a scegliere, a rinunciare, a lottare, a non abbattersi. Ma prima ancora bisogna sapere dove andare, bisogna sapere cosa si vuole veramente. Solo così “la pesca”, ammesso che non ci si faccia prendere dalle braccia di Morfeo, sarà ricca e ci porterà i frutti che volevamo.

E allora: sveglia!


ov e salcicc

Inter: nel 2010 sinonimo di scudetto, coppa Italia e champion’s League. Sembra difficile immaginare una relazione tra il “pluri trionfo” nerazzurro e il detto dialettale che vi propongo anche questa settimana, cari fedeli lettori!
Eppure è presto detto. Nella cultura contadina, l’uovo è un cibo prezioso, semplice da trovare e preparare, ricco di sostanze che nutrono. La salsiccia, poi, non ne parliamo! Un tempo era ammessa solo nelle occasioni speciali, quindi era ancora più preziosa dell’uovo.

“Ov e salcicc” sta a significare quello che in Svizzera si è soliti esprimere con “s’Weggli ond de Batze” (il panino e il soldino). In altre parole, si usa quest’espressione nei casi in cui si
riceve un  regalo inaspettato o una buna notizia a sorpresa e mentre ci si  rallegra  si ha subito un altro motivo per essere ancora più felici!

Quale miglior aforisma per l’Inter che quest’anno oltre “all’uovo e la salsiccia” ha trovato pure il prosciutto? :-)

Aforisma di Eva Gallo

Eva Gallo, a parte la cura della rubrica "Il Tricolore di Eva", regala ai lettori di go-Italy un suo aforisma. I temi trattati negli aforismi riguardano soprattutto i vizi e le virtù che cambiano, rimangono o scompaiono completamente, secondo il periodo.

« Aforisma: una verità detta in poche parole - epperò detta in modo da stupire più di una menzogna. »
(Giovanni Papini, Dizionario dell'Omo Selvatico)