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COMUNICATO STAMPA
Interrogazione dei Senatori Claudio Micheloni e Giorgio Tonini su accordi bilaterali fiscali Italia/Svizzera
Il Senatore Claudio Micheloni ha presentato il 02 maggio 2012 un'interrogazione a risposta nella 5^ commissione (Programmazione economica, bilancio), indirizzata al Ministro dell'Economia e delle Finanze, in cui chiede di sapere come il Governo intenda procedere per avviare con la controparte elvetica un negoziato volto alla definizione di un accordo sulla fiscalità del risparmio, in considerazione anche degli effetti positivi che un simile accordo porterebbe all'erario italiano e tenendo conto delle nuove normative in ambito europeo. Il senatore Micheloni sollecita, inoltre, il Governo nel dare una risposta su come intenda agire per superare la delicata questione dei ristorni fiscali relativi ai 50.000 lavoratori frontalieri italiani in Svizzera e degli importi non ancora erogati ai comuni di confine. L'interrogazione chiede, infine, al Governo qual è la tempistica per rimuovere la Svizzera dalla lista di paesi ritenuti sostenitori dell'evasione fiscale (black list), che ha fortemente penalizzato le imprese italiane e ha causato forti tensioni diplomatiche tra i due paesi.
Roma, 02 maggio 2012
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Atto Senato
Interrogazione a risposta in commissione
Presentata da
Claudio Micheloni
Micheloni. - Al Ministro dell'Economia e delle Finanze. - Per sapere - Premesso che:
nei recentissimi giorni, segnatamente, il 17 aprile del 2012, in sede europea, la Commissione, tramite il commissario per la fiscalità, ha promosso, mettendo definitivamente da parte i recenti dubbi espressi dallo stesso esecutivo europeo, la negoziazione di accordi bilaterali fiscali, sulla falsariga di quelli già parafati dalla Confederazione elvetica con la Gran Bretagna e con la Germania, ritenendoli conformi con il diritto dell'Unione europea, in quanto il meccanismo che ne deriverebbe risulta compatibile con quello contenuto nella Direttiva 48/2003, meglio nota sotto il nome di "Direttiva Risparmio", che è stata recepita dal nostro ordinamento attraverso il Decreto legislativo n. 84 del 18/04/2005, entrato in vigore il 1° luglio di quello stesso anno. Da accordi simili, potrebbe derivarne per l'erario italiano un introito iniziale ragguardevole dell'ordine di parecchi miliardi, e, poi, a regime un introito derivato dagli interessi maturati, attorno al miliardo annuo. Positivamente va interpretata l'interpellanza presentata dall'onorevole elvetico Didier Berberat, in data 16 marzo 2012, volta al ripristino delle relazioni diplomatiche in materia fiscale tra il governo di Berna e quello di Roma. Un'intesa fiscale, in data 13 aprile 2012, è stata sottoscritta anche tra il governo austriaco e quello svizzero ed è, attualmente, in fase di perfezionamento a Bruxelles, presso la Commissione europea;
pur essendo stata espressa dal Governo la propria volontà di prendere in seria considerazione quanto stabilito dalla mozione n. 1-00621, del 20 aprile 2011, votata alla Camera dei deputati a larghissima maggioranza, sembrano essersi arenati i contatti con il governo elvetico, al fine di negoziare un accordo informato alla definizione di un regime fiscale finalizzato ad evitare la doppia imposizione fiscale sul reddito e sulla sostanza, insieme con la Convenzione tra Italia e Svizzera, firmata in Roma il 9 marzo del 1976, e successivamente aggiornata con protocollo modificativo, firmato in Roma il 28 aprile del 1978, una negoziazione su una nuova Convenzione bilaterale fiscale è fondamentale e urgente al fine di disciplinare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, e non abbandonare nell'incertezza anche gli oltre cinquantamila lavoratori frontalieri italiani occupati in Svizzera;
a seguito di ulteriori atti di controllo da parte del Parlamento, è sufficiente ricordare, in tal senso, l'interrogazione a risposta in commissione n. 5-06434, del 15 marzo 2012, con la quale si dava risalto alle gravissime problematiche afferenti il frontalierato, interrogazione alla quale il Governo ha dato risposte che naturalmente non potevano tener conto degli ultimi risvolti nel frattempo intervenuti. Particolarmente preoccupante è la situazione avveratasi nel Cantone Ticino, che, tra le altre cose, rappresenta, da decenni, un importante sbocco occupazionale per i quasi cinquantamila cittadini italiani residenti nei comuni della fascia di confine. Non può non essere ricordato, anche in questa sede, che il Cantone Ticino ha congelato da quasi un anno il 50% dei ristorni fiscali ai comuni italiani, per un ammontare di quasi 24 milioni di franchi svizzeri, arrecando gravi difficoltà alle casse dei comuni interessati, oltre ad agire unilateralmente e in completa violazione del Trattato internazionale esistente tra i due paesi; e che il Parlamento svizzero sta discutendo una mozione appoggiata dall'intera deputazione del Cantone Ticino con la quale si chiede di ridurre al 12,5% (aliquota prevista dall'accordo sul frontalierato sottoscritto con l'Austria) l'ammontare del ristorno attualmente pari al 38,5%;
Il mantenimento della Svizzera nella "black list" dei Paesi che agevolano l'evasione fiscale non rappresenta, soltanto, un nocumento alla diplomazia "finanziaria", impedendo, invero, la definizione, tra i due Paesi, di accordi sulla trasparenza finanziaria, ma costituisce anche fonte di tensione nelle relazioni diplomatiche e commerciali tra Roma e Berna e di amicizia tra i due popoli, relazioni che storicamente si sono ispirate al rispetto, alla lealtà e alla cordialità reciproche.
Tutto ciò premesso,
si chiede di sapere quale azione intenda intraprendere il Governo al fine di avviare con la controparte elvetica un negoziato volto alla definizione di un accordo sulla fiscalità del risparmio, essendo nota, a seguito delle intervenute novità normative in ambito europeo, la posizione di Bruxelles ed essendo noti i considerevoli effetti postivi che, da un simile accordo, deriverebbero per l'erario italiano;
come intenda agire il Governo al fine di superare la delicata questione dei ristorni fiscali, sia in relazione agli importi non ancora erogati dovuti ai comuni di confine italiani, bloccati unilateralmente e in violazione del trattato internazione esistente tra la Svizzera e l'Italia, sia con riferimento alle quote di ristorno fiscale in base al reddito dei lavoratori frontalieri italiani in Svizzera;
quale tempistica, auspicabilmente breve, intenda seguire il Governo per rimuovere la Svizzera dalla lista di paesi ritenuti sostenitori dell'evasione fiscale, elemento fortemente penalizzante per le imprese italiane, in particolare per quelle del Nord che incontrano ampie difficoltà nei loro tentativi di lavorare con la Svizzera.
02 maggio 2012
Sen Micheloni
Sen Tonini