"Giro io intorno al mondo, oppure gira il mondo intorno a me?" (anonimo)
Oooohhh… una domanda su cui girare intorno…!!
Quindi… ragazzi… oggi un po’ di sano movimento e stiamo a dieta, che ci fa bene!
Sì, perché un’affermazione la posso spolpare, insaporire e cucinare, ma una domanda… una domanda a dire il vero la voglio sfilacciare in mille altre domande… sempre più sottili… così finemente sottili… da sbriciolarsi e diventare polvere che si può soffiare via.
Ecco come si muove il camaleonte: aderisce a ventosa alla domanda del lettore e inizia a dubitare…
Che cos’è la staticità?
Esiste veramente qualcosa che non si muove?
Esiste un principio?
Esiste una fine?
Chi è che fa da punto di riferimento e chi lo decide?
Chi ha il potere?
E perché cerchiamo un punto di riferimento?
E perché o bramiamo o deleghiamo un potere?
A che serve?
Quando il camaleonte dubita, va a finire che si tuffa nel passato per raccogliere sul fondale i tesori che avevano trovato i suoi amici, i filosofi greci, perché anche loro amavano dubitare... e scoprivano un mondo affascinante.
Parmenide, ad esempio, apprezzava di più la staticità dell’essere e, con lucidità encomiabile, affermava: “l’essere è; il non essere non è”. E guai a contraddirlo!
Secondo lui la molteplicità e i mutamenti del mondo fisico sono illusori; la vera natura del mondo, il vero essere della realtà, è statico ed immobile.
…E il divenire?
Ci aveva già pensato Eraclito a cogliere l’essenza del mutamento: “Panta rei”. Tutto scorre. Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume.
Attenzione però: il mutamento per Eraclito non è sinonimo di caos. C’è un’armonia profonda che governa la dialettica tra contrari e innesca un divenire perpetuo.
Aristotele approfondisce il tema e si interroga su ciò che dà vita al movimento. Descrive un certo “motore immobile”, ovvero un essere che muove tutto, ma che non è mosso a sua volta.
Il passaggio di palla, quindi, dal moto del divenire di Eraclito all’immobilità dell’Essere di Parmenide, rimbalza ad Aristotele, che rimette la palla al centro.
Col motore immobile, il conflitto viene mediato da un boss, insomma.
Tuttavia, di questo boss, a parte nei libri di filosofia o di religione, io non ne ho mai visto neanche l’ombra.
E a proposito di ombra, nemmeno il sole, attorno al quale gira più di un pianeta, è immobile: anche lui ruota su se stesso.
Mi sembra di capire allora che anche i punti di riferimento più validi girino su se stessi, prima ancora che intorno ad altri altrettanto validi punti di riferimento.
E l’uomo?
Protagora affermava che “l’uomo è misura di tutte le cose” (ma non gira su se stesso… ;)
Si riferiva a quello che oggi è un ormai usurato concetto di soggettivismo della realtà, la quale appare differente a seconda degli individui che la percepiscono. Concetto che astutamente viene adoperato nelle mosse di relativismo dei sofisti di tutti i tempi e nazioni.
Ma dal retro di questo concetto, io credo che echeggi ancora la sciantosa visione antropocentrica, la sola che può assumere l’uomo come centro di tutto e che fa ruotare tutto intorno all’uomo.
Un po’ come quando si credeva che fosse il sole a ruotare intorno alla terra e che la terra stesse ferma. È una visione che mi fa sorridere, anche se avrà fatto sorridere meno Galileo, quando è stato gentilmente invitato a smentire la sua straordinaria scoperta.
Tornando ai giorni nostri, c’è da tenere conto che gli studiosi della percezione si divertono come matti a ideare trucchetti per il nostro cervello, per mostrarci come lo si può gabbare felicemente al fine di evidenziare il suo funzionamento e come la realtà sia esclusivamente il prodotto, spesso originale, di una sua ricostruzione, operata elaborando i dati a disposizione. (Protagora, li avrebbe adorati…!!)
Riguardo al movimento, hanno studiato il cosiddetto “movimento apparente”, che consiste in una configurazione di elementi perfettamente statici, i quali, presentati combinati ad una precisa sequenza spazio-temporale, vengono percepiti in movimento. (Pensate alle luci di Natale sulla Bahnhofstrasse a Zurigo. …Le faranno ancora quest’anno o era l’ultima volta l’anno scorso…? Ho perso il conto!)
E dato che giriamo ancora intorno alla sfera dell’antropocentrismo, fermiamoci sul corpo umano: c’è per caso qualcosa di fermo dentro di noi?
In genere, se qualcosa non si muove, non fa una qualche attività, o è morto oppure non è mai stato vivo. Quindi io non me la sentirei di negare che giro intorno al mondo: certo che giro, eccome se giro! Sono viva! Ma se io mi muovo intorno al mondo, non significa che il mondo stia fermo o che si muova per me o che sia io a farlo muovere intorno a me.
A volte il controllo che esercitiamo sulla realtà, ci dà l’illusione che tutto sia stato creato appositamente per noi. E forse ci dimentichiamo un po’ dello sforzo di adattamento al mondo, che per millenni ci ha forgiato nella costante ricerca di una comunicazione armonica con esso.
Il mondo gira intorno a me, gira anche senza di me, perché è vivo tanto quanto me…
Ed io mi posso riconoscere nel mondo.
…Devo dire che questa conoscenza-riconoscenza ha per me un non so che di rassicurante.
E in questa sicurezza mi cullo beata.
Abbandono la ricerca del boss: non sono io, non lo è il mondo.
Giugno 2010

Normalmente la pigmentazione della pelle dei camaleonti tende ad assumere i colori dell’ambiente in cui vive. Ciò rappresenta il più affascinante esempio di adattamento animale all'ambiente. In questa rubrica il camaleonte è l'allegoria della flessibilità della mente umana, che è in grado di utilizzare gli strumenti più svariati di comunicazione.
Probabilmente nata dall'istinto di sopravvivenza, la flessibilità umana ha a sua volta dato vita a miriadi di forme espressive che vanno ben al di là del primitivo istinto. A che pro? È la domanda che farà da guida a tutti gli articoli di questa rubrica, che si occupa di viaggiare nel campo dello "squisitamente umano" e nel mondo delle "possibilità incredibili". La domanda indagatrice è pronta ad afferrare in ogni contesto la direttrice di senso, svelandola al lettore come un prezioso segreto. Ma la ricchezza di questa rubrica è data dalla sua interattività.
Il lettore può inviare una sua breve riflessione (da una frase di due parole a cinque o sei righe) su tutto ciò che nella vita lo colpisce ed a tale riflessione mi aggancerò per dipingere i miei quadri "sferico-camaleontici".
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