18. Mai 2012
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Nostalgia
Buongiorno mia dolce nostalgia
Cosa vuoi
Dove vuoi che vada
Sì lo so
Perché te lo chiedo
Questo é un richiamo per il mio sud
Per la mia casa
Dolce casa
Aspettami
Arrivo

 
Rita Fuschetto


Un mazzetto di case con al centro una chiesa.
Ma non voglio parlarne. Ho bandito la nostalgia dalla mia vita, forte e fiera.
La Svizzera non è la mia terra, ma in qualche modo mi sta cullando.
Vengo già ibrida da una città asmatica come Milano, portandomi, nel sangue, bollenti origini meridionali miste: non ci faccio più caso a chi sono e da dove vengo.
Non sono mai stata veramente di nessun luogo. In tutti gli angoli dove la natura mi avvolge con odori e colori, mi sento a casa.
Il mio sud, in fondo non è mio.

Provo ad aprirti appena appena la porta, nostalgia. Con diffidenza... Entri come una furia di vento, mi scuoti nell'anima.

Il profumo di menta. Un pomeriggio a scorrazzare felice coi miei fratelli e coi cugini per il terreno dello zio. L'ulivo alla "casa giù": mi ci arrampico e mi siedo a pensare. La scorciatoia in salita per arrivare al paese a piedi e i cani che abbaiano, chissà dove saranno e se sono pericolosi.
La doccia fredda con la canna dell'acqua, fuori, alla "casa giù", e poi bello stendersi sull'asciugamano a prendere il sole, con davanti il panorama delle colline aride, provviste di ciuffetti di case. Il canto delle cicale. Un gatto furbo che passa per riscuotere da mangiare, non si fa accarezzare.
I funghi grandi, coltivati dallo zio e cucinati dalla zia. La merenda con la "frisella": una specie di pane secco, che poi bagni con un po' d'acqua e diventa morbida, ci spremi sopra un pomodoro, ci aggiungi olio, un pizzico di sale e origano, e te la gusti così. Eccezionale!
Le serate con la fisarmonica, sulla strada, la gente che canta quasi sognante. La notte stellata e la luna rossa, così grande e vicina... voglio afferrarla e nasconderla nella mia giacca.
Le notti di bancarelle. Le feste di paese. Il mio primo valzer con Ciro, tra la musica, le luci e un turbine di vergogna e spensieratezza. Il giudizio degli altri, dietro le spalle, invisibile, come una lama sottile che incide il mio orgoglio.
Le chiacchierate con gli amici facendo le vasche avanti e indietro sull'unica strada principale. I matrimoni al rifugio, ma poi l'hanno chiuso... I tornei di pallavolo. Qualcuno ha rubato la rete. Nessun problema: la rifacciamo con due corde e la finale si gioca lo stesso.
Le more color inchiostro raccolte dai cespugli e finite direttamente nella mia bocca. I canti in chiesa col gruppo e don Enzo. La processione dell'Assunta: le strade del paese percorse da formichine in fila con a capo la statua della Madonna portata a spalla dagli uomini e il prete col megafono che guida preghiere e canti. "Al ciel, al ciel, al cieeel... andrò a vederla un dì....!!!"
Il dialetto del nonno: non ci capisco niente, ma sto comunque ad ascoltare le storie di quand'era giovane. Prende la sedia, si mette a riposare fuori, sotto il piccolo porticato di viti. Qualcuno passa: "Volete favorire?, chiede, per invitare a prendere un caffè a casa.
La "fontana d'acqua frishc", l'acqua che fa bene alla salute, direttamente dalla montagna; la gente va a prenderla con bottiglie e bottiglioni, ma ci si arriva anche in una mezz'oretta a piedi, per bere e rinfrescarsi dopo la camminata sotto il sole.
Cumà Marì dà da mangiare alle galline. Altre "comari" lavorano a maglia e Maddalena sta pulendo casa, non può uscire adesso, ripassa più tardi. Ai tavolini fuori del bar dei signori giocano a briscola. Compà Giuà va a comprare i dolci al forno. Lo zio Peppino viene a trovarci da un altro paese.
Le sere con le partite di calcetto in piazza. La fontana senz'acqua. I rintocchi dell'orologio della chiesa ogni quarto d'ora, si sentono ovunque, e all'una la sirena assordante. Alcuni lutti improvvisi. Il nero che veste le donne per anni.
La prima volta che giro queste stradine da sola, curiosa, provo a perdermi: non si può, è veramente piccolo qui. A sei anni posso stare fuori la sera con le amichette, senza genitori. È come stare in una grande famiglia, tutti mi conoscono ("Nun t'agg' ma' vist. A chi sei figl'?" "A Vincenzo D'Aloia" "Ahhh, Vincenzino in da'piazza! Trasi nu mument, pigghiat nu cunt") e si prendono cura di me.
Le mezze giornate al mare con un'ora di macchina all'andata e un'ora al ritorno. Il mare all'inizio piatto come una sogliola: per nuotare devi andare al largo... La pizza all'ombra, in pineta, e poi torni a casa e ti fai una bella dormita.
Ma perché tutti riposano dopo pranzo? Fa troppo caldo, sì, ma io mi annoio, voglio già andare a giocare!
Gli spettacolini divertenti preparati col mio gruppetto di amici: mettiamo in scena barzellette o piccoli sketch e gli spettatori, seduti su una scala, siamo sempre noi, ma a turno ovviamente.

Estati trascorse in un mondo a parte, lontano... Da Milano il treno parte intorno alle 23. Corre per tutta la notte e io non riesco a dormire: il mio cuore batte forte; il desiderio di rincontrare il volto di quella vita che scorre in modo agro-dolce.

Non prendo più quel treno. Inizio a voler girare per scoprire altre terre. Ora nemmeno scrivo più agli amici. I miei amici sono andati a studiare nelle grandi città ed hanno continuato la loro vita altrove. È il tempo di nuove generazioni. I miei due fratelli più piccoli trovano ancora lì, tutte le estati, la loro compagnia. Ma chissà per quanto ancora.
Viaggio, sì, mi diverto, vedo altri posti splendidi, non sento, però, il sussulto del mio cuore, come quando stavo per arrivare dalla mia grande famiglia... sì, quella che mi ha visto crescere e spiccare il volo.


"CAMALEONTE" a che pro?

Normalmente la pigmentazione della pelle dei camaleonti tende ad assumere i colori dell’ambiente in cui vive. Ciò rappresenta il più affascinante esempio di adattamento animale all'ambiente. In questa rubrica il camaleonte è l'allegoria della flessibilità della mente umana, che è in grado di utilizzare gli strumenti più svariati di comunicazione.

Probabilmente nata dall'istinto di sopravvivenza, la flessibilità umana ha a sua volta dato vita a miriadi di forme espressive che vanno ben al di là del primitivo istinto. A che pro? È la domanda che farà da guida a tutti gli articoli di questa rubrica, che si occupa di viaggiare nel campo dello "squisitamente umano" e nel mondo delle "possibilità incredibili". La domanda indagatrice è pronta ad afferrare in ogni contesto la direttrice di senso, svelandola al lettore come un prezioso segreto. Ma la ricchezza di questa rubrica è data dalla sua interattività.

Il lettore può inviare una sua breve riflessione (da una frase di due parole a cinque o sei righe) su tutto ciò che nella vita lo colpisce ed a tale riflessione mi aggancerò per dipingere i miei quadri "sferico-camaleontici".
Scrivi direttamente a info@go-italy.ch