18. Mai 2012
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"Nulla si crea. Nulla si distrugge. Tutto si trasforma." (A. Einstein)

Einstein e un pensiero da camaleonte. Da bambina ne avevo tanti di pensieri così. Mi scervellavo perché volevo capire dove andasse a finire l'universo! Da più grande, mi appassionavo per ore a riflettere sul mutamento, sul tempo, sul movimento.
Ero poi arrivata a intuire che era il mutamento l'unica cosa eterna.
Da questo, credo io, traggono origine il movimento, lo spazio e il tempo.
Tutto arriva ad avere una certa logica nella mia testa... Ma voglio andare più in profondità e resto di nuovo insoddisfatta... Se nulla si crea, nulla si distrugge, anche il "tutto si trasforma", il mutamento, non ha senso per me!
Sono abituata a pensare per opposti e questo mi porta sempre a sbattere contro le cose più paradossali: esiste il sì ed esiste il no, l'essere e il non essere. Esiste qualcosa che non esiste? No. Tutto è essere, tutto esiste già. E allora, se tutto già esiste, il mutamento è ridicolo, una pantomima, un gioco da prestigiatori!
Oh, no: non mi interessa più se le cose stanno così. Ma ragazzi, anche noi voglio dire, che ci trasformiamo a fare, se tanto non creiamo e non distruggiamo nulla?
Cosa pensiamo di raggiungere con le molteplici trasformazioni?
Da dove arriva tutta questa volontà di trasformare?
Da dove arriva la volontà?

Da bambina osservavo che se volevo muovere un dito, non bastava soltanto pensarlo. C'era qualcosa di diverso che lo faceva muovere, e di questo non potevo essere cosciente. Eppure ero io che lo facevo muovere e riuscivo a modulare questo movimento, come io volevo.
Uuuuhhhh... la coscienza: che cosa strana! Volontà, coscienza, osservare, elaborare... quante cose possiamo fare contemporaneamente? Molte, ma non tutte. C'è qualcosa di nascosto che passa nel mezzo, ci fa "cucù" e se ne va, senza che ce ne accorgiamo.

Allora, se non posso vedere l'origine, almeno fatemi vedere il fine.
Ma quale potrebbe essere?
Se voglio essere ottimista, posso credere che il fine sia lo sviluppo, l'evoluzione, l'armonia, l'equilibrio.
Eppure non posso negare che esista anche il disordine, la regressione, la morte.
Ancora, tutto dipende da come giro la sfera?
Allora non sto afferrando un punto fermo... oppure sono sempre io il punto fermo ma poi va a finire che non mi basto... uffa...
Continuo a cercare.

Vengo dalla polvere e polvere ritornerò?
Ma chi ci vuole tornare a essere polvere? Scusate: io, già che mi hanno dato la possibilità di salire sulla giostra della vita, questa cosa me la tengo, non scendo più, voi fate come volete!
Ah ah... è l'istinto di sopravvivenza, adesso, che parla. Ma intanto, le cellule che prima si rigeneravano, portandomi a crescere e svilupparmi, mano a mano non si rigenerano più e la mia pelle si fa sempre più rugosa.

Entro nella vita, ma non conosco ancora esattamente tutti i comandi.
Lo scopo, allora, sarebbe una corsa alla scoperta di tutti i comandi, per rimanere in vita?

Se vendessero un cerotto in grado di far continuare il processo di rigenerazione delle cellule, chi non lo comprerebbe?
Ma, finora, com'è che siamo andati avanti?
Nascendo, dando la vita a nostra volta (per chi lo ha fatto) e morendo (per chi lo è già). Se nessuno facesse figli, nel giro di poco la specie umana si estinguerebbe, penso.
Ma ad Einstein che gli frega? Questo non metterebbe assolutamente in discussione il suo enunciato. La materia, da cui veniamo e con la quale siamo stati plasmati, esisterebbe lo stesso: esiste da sempre...
Che importanza ha la vita umana allora?

Ieri a scuola un bambino di 8 anni ha portato da casa il suo i-phone con un videogioco in cui c'era un uomo nudo, di schiena, sceso in un campo da calcio, che faceva fuori tutte le persone dello stadio. Nel videogioco l'uomo pazzo era guidato dal bambino e lui guadagnava punti a seconda di quanta gente ammazzava. Per favore, niente facce scioccate (Anche se la mia, in quel momento, lo era). Questo era il secondo gioco che aveva portato: il primo era quello classico, che tutti conoscono, in cui si vede solo una mano con la pistola e si girano i meandri di non so dove, sparando a tutti quelli che incontri, perché, ovviamente, sono i tuoi nemici. Pensiamoci: come non vedere nel secondo gioco una semplice trasformazione del primo, a cui tutti ormai sono già così abituati? E come non vedere nel primo una trasformazione di un altro gioco ancora: chi da bambino non ha mai tenuto una pistola giocattolo in mano?
Anche la società è un pochino in trasformazione. Non ci sono più i giochi di una volta... Anche se, in effetti, si sta mantenendo bene il business di chi promuove, ormai da millenni, la guerra.

A scuola con gli adulti, invece, ci sono una studentessa libanese e una israeliana. Quella israeliana mi ha chiesto: "Com'è andato il tuo viaggio in Libano?". "Bene" le ho risposto e ho aggiunto "tu non ci sei mai andata?". E lei "No. Non posso". "Perché?". "Loro sono i nostri nemici". E io: "Ma è un peccato, è un bellissimo paese". Lei: "Lo so, ma purtroppo è la realtà".

A che cosa mi serve affermare che un dato di fatto è la realtà? Mi serve a giustificarmi per mantenerla invariata anche nel futuro.
Quando mi fa comodo sono il re delle trasformazioni, so come usare i comandi. E quando non mi fa comodo do già tutto per stabilito, prendo tutto per buono, spergiuro che è la realtà?

Nulla si crea. Nulla si distrugge.
Ma la volontà trasforma. Trasforma assai.

Ho degli strumenti, è vero. Non ho già tutto: non ho le ali per volare, sono un uomo, non un uccello, il mio percorso evolutivo mi ha portato in questa direzione. Ma se voglio posso costruire un aereo. E raggiungo così il mio fine.
Chi mi obbliga a volare? Nessuno: sono io, uomo, in piena libertà, che l'ho pensato e ho trovato il modo di piegare la realtà al mio pensiero, piegandomi a mia volta ai dati della realtà per raggiungere il fine che ho scelto liberamente.
Insomma: spesso e volentieri ce la giochiamo fifty-fifty.
E tra l'altro i risultati molto spesso non arrivano in un giorno o nemmeno in una vita.

L'ideale sarebbe non dover far nulla: oh... riuscire a piegare la realtà soltanto col mio pensiero... Creare e distruggere come bere un bicchier d'acqua. Oltrepassare lo scoglio della morte e impadronirsi del joystick.
Ma, anche in questo caso, non è detto che sarei felice.
Come sarebbe se fossi responsabile di tutto? Forse diventerei così pesante da non potermi più muovere. Forse non potrei più sognare, perché tutto sarebbe già realtà e mi incatenerebbe comunque. O non avrei mai riposo, troppo presa a controllare tutto.

Non so perché, ma anche estremizzare tanto per estremizzare, non conviene. L'idea di un equilibrio, fatto di una realtà benevola dentro e fuori di me, che io non devo totalmente controllare, ma che ho comunque il compito di migliorare, tenendo come punti fermi l'amore per la vita e per la natura, è l'unica idea che ritengo saggia e che mi guida in tutte le metamorfosi a cui vado incontro ogni giorno.
Mi piacerebbe essere come un albero: fiducia nel trascorrere delle stagioni. Mi rigenero con esse.

Nulla si crea e nulla si distrugge, se tutto si rigenera!
In fondo, basta scegliere.


"CAMALEONTE" a che pro?

Normalmente la pigmentazione della pelle dei camaleonti tende ad assumere i colori dell’ambiente in cui vive. Ciò rappresenta il più affascinante esempio di adattamento animale all'ambiente. In questa rubrica il camaleonte è l'allegoria della flessibilità della mente umana, che è in grado di utilizzare gli strumenti più svariati di comunicazione.

Probabilmente nata dall'istinto di sopravvivenza, la flessibilità umana ha a sua volta dato vita a miriadi di forme espressive che vanno ben al di là del primitivo istinto. A che pro? È la domanda che farà da guida a tutti gli articoli di questa rubrica, che si occupa di viaggiare nel campo dello "squisitamente umano" e nel mondo delle "possibilità incredibili". La domanda indagatrice è pronta ad afferrare in ogni contesto la direttrice di senso, svelandola al lettore come un prezioso segreto. Ma la ricchezza di questa rubrica è data dalla sua interattività.

Il lettore può inviare una sua breve riflessione (da una frase di due parole a cinque o sei righe) su tutto ciò che nella vita lo colpisce ed a tale riflessione mi aggancerò per dipingere i miei quadri "sferico-camaleontici".
Scrivi direttamente a info@go-italy.ch