Che cosa è il potere?
(anonimo)
Il pulsante del potere. Il potere è quando a scuola coi bambini ne salta fuori uno e chiede: "Maestra, posso aprire la finestra?". Come rispondo di sì, altri quattro bambini, a cui pocanzi la finestra chiusa o aperta era indifferente come la mucca al cavallo, con uno scatto felino balzano sul posto per poter arrivare primi a schiacciare il pulsante.
Tutti sogniamo di essere i primi. Non importa a cosa. Può verificarsi addirittura nel rapporto di coppia, dove si suppone debba regnare Amore.
Giusto per fare un esempio felice, prendiamo Claudia, che da quando convive col suo fidanzato, lamenta che lui è diventato troppo felice. È a lei che è sempre stato affidato il compito di persona solare, che tira su di morale gli altri. Ma siccome lui ora è più felice di lei, Claudia ha iniziato ad essere triste. Teme che lui abbia più successo nella sua famiglia: che sua mamma e suo papà gli si affezionino e che lei passi in secondo piano. L'ultima volta che sono stati da loro a trovarli per una settimana, al termine, al momento dei saluti, entrambi i suoi genitori l'hanno abbracciato dicendogli: "Ci mancherai tanto!". E Claudia, sentendo pronunciare per lui la frase che prima era riservata soltanto a lei, ha sentito una fitta di gelosia al cuore.
Il gioco di potere ha origine nel rapporto tra pari. Non si accetta di avere uguale importanza. Allora si preferisce credere nel potere, che è come credere a Babbo Natale. Si è generato un qualcosa di fittizio, costruendo intorno ad esso gerarchie e cariche sociali, in modo da assicurarsi un ruolo stabile e inoppugnabile, vincolato da regime e legalità.
Carini i francesi, che a un certo punto della loro storia hanno affermato i principi di libertà, fraternità e uguaglianza.
Ma come liberarsi dai paraocchi della propria schiavitù nei confronti del potere? Perché purtroppo è schiava non soltanto la persona succube dell'autorità, ma anche la persona che si incarcera in una posizione di superiorità rispetto ai suoi simili.
L'unica via è andare ad estirpare con consapevolezza le radici della propria gelosia e del proprio senso di inferiorità. Il timore di non valere abbastanza, di non essere apprezzato, soprattutto se messo a confronto con altri che possono superarci apparendo più belli o fornendo prestazioni migliori.
La favola di Biancaneve mostra in unico personaggio, la matrigna cattiva, gli aspetti di personalità che caratterizzano, chi più chi meno, tutti gli esseri umani e animali. Tutti gli animali lottano per il predominio della loro specie sulle altre e, all'interno della propria, stabiliscono anche a scapito di combattimenti mortali, una gerarchia.
Un estremo esempio di "egocentrismo canino" - ahimè quanto è vero il detto "tale cane, tale padrone" - lo presenta la mia cagnolina: abbaia di gelosia quando incontro qualcuno e ci salutiamo con un bacio. È gelosa sia di me, che devo essere tutta per lei, sia dell'altra persona che si avvicina a me, perché deve prima dare a lei le attenzioni.
Si cercano le cose che non si hanno, solo perché non si riesce a vedere che si ha già tutto.
A questo mondo c'è spazio per tutti ed ognuno può brillare di luce propria. Certo, anche il fascino, la bellezza estetica, ha il suo potere. Ma non ha senso che per essere più attraente mi tinga i capelli (anche se l'ho fatto, per due o tre anni), truccarmi (ogni tanto lo faccio), depilarsi (ho fatto quella definitiva, per togliermi il pensiero). Non ha senso voler apparire diversa e migliore di ciò che sono. Nell'esatto momento in cui vado a toccare un dono di madre natura, per rientrare nei canoni dettati dall'estetica, mi sembra di acquisire potere - più fascino da spendere nel rapporto con gli altri - e invece mi sto abbassando a un "must" esteriore che non fa altro che confermare il mio senso di inadeguatezza.
Lo sgomento mi accompagna quando constato sulla mia pelle che cerco di uniformarmi a dei modelli, invece che valorizzarmi per ciò che sono già e dedicarmi di più alla sostanza.
Perché cerco di impreziosirmi comprando gioielli: perché non cercare invece che i miei occhi scintillino sempre più spesso come diamanti, per la felicità di essere al mondo e di avere tutti gli strumenti per essere divinamente autonoma, libera?
Credo ci sia un potere intelligente, che è quello che abbandona la competizione, in quanto espressione delle peggiori bassezze istintuali. È il potere di essere fiera di me stessa e fiera degli altri.
Anche questo, si può dire, non è qualcosa di reale, ma una scelta matura: l'unica in grado di portare i nostri tempi a una fertilità intellettuale e creativa magnifica.
Febbraio 2011