18. Mai 2012
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Scherzi della memoria e vita nuova. (Anna D'Aloia)

"Labor limae": il lavoro della lima. Lo sviluppo di una persona è così. Soprattutto per me, che mi metto in discussione con metodo. Che fomento il desiderio di scegliere esattamente chi e come voglio essere.

La memoria è un grande dono. Serve per potersi muovere, sapersi regolare, intraprendere ogni nuovo apprendimento. Per ricordarsi chi sono e da dove vengo.
Quello che per gli animali viene chiamato "imprinting", l'impronta dell'ambiente sull'individuo, si verifica anche con l'uomo, attraverso imitazione e memoria che si danno la mano e fanno da scalino, su cui poggiare il piede per salire un po' più su e vedere aldilà del muro.
I bambini sono estremamente influenzabili: prevale in loro l'istinto di imitazione. Un po' come l'ochetta Martina di Lorenz. Esperienze dell'infanzia, significative, ripetute, che vanno nella stessa direzione, si imprimono nella memoria e lasciano una traccia indelebile in tutto il corpo. Plasmano l'immagine che si ha di se stessi; alimentano i sentimenti e veicolano le reazioni.
L'immagine di sé, nel tempo, grazie al ricordo che colleziona pezzi di storia, si rafforza, diviene sempre più stabile e persino resistente agli attacchi o alle clamorose disconferme da parte dei fatti che si verificano successivamente; indipendentemente che la propria immagine sia di persona forte o debole, sicura, insicura o mista o instabile ecc.

E ora la persona, con la sua storia, vive nel presente. Ma che fa?

Prendiamo per esempio lui: Marco. Marco è stato educato da un padre molto forte, ma che lo portava ad allenarsi per lo sci di fondo tutti i week-end: con il sole o con la pioggia, cascasse il mondo, dopo una già dura settimana di scuola, si doveva allenare per essere il primo della squadra.
Ora Marco è un adulto, allo sci di fondo ha sostituito viaggi odisseici in bicicletta, nella natura selvaggia. L'impronta del padre, riferisce, è stata determinante: è cresciuto assorbendo severità. Si è rispecchiato in lui ed ha preso per buona quell'immagine lì, cucendosela addosso come il suo attuale vestito aderente, perfetto, da ciclista.

Il padre a un certo punto ha dovuto mollare la presa: il figlio è diventato grande ed è andato per la sua strada. Ma c'è una presa interna, che è la memoria di Marco, che non lascia andare il padre.

Marco riconosce di essere molto severo con se stesso. A volte ciò lo gratifica, perché gli permette di essere costante e raggiungere gli obiettivi che si prefigge andando dritto verso la meta. Si sente un re quando sopporta dure fatiche rimanendo calmo e concentrato. A volte, invece, soffre: vorrebbe riposare e coccolarsi, concedersi di stare tranquillo interiormente. E invece, questa tensione interna, lo porta a non dormire la notte quando è da solo e ad esplodere furibondo, ciclicamente, per delle razionalissime insignificanti sciocchezze. Cosa che non avverrebbe mai mentre fa sport o sul lavoro.

Il presente non è fatto solo di sport e di lavoro. Ed il presente è lì, davanti a lui, con una veste diversa, nuova, bellissima, pronta da indossare, ma lui non la vede.

Scherzi della memoria, che copre il presente con il velo del passato. A volte è facile accorgersi che si sta vivendo nel passato. Il segnale più banale ed eclatante è quando mi scivola qualcosa dalle mani, che fino ad un secondo prima stavo reggendo.
Sì, sto vivendo fisicamente nel presente, ma lo carico o di ricordi o di aspettative superflue e pesanti. Che poi queste aspettative altro non sono che un prolungamento del passato.

Scherzi della memoria - la mente invasa da milioni di cose già viste e nessuna veramente vissuta - mi riportano nello stesso incubo ogni notte. E di giorno, con gli occhi vitrei, non sento gli usignoli cantare. L'inno della vita nuova; il succedersi degli eventi - proprio quelli che non dipendono da me e che non mi aspettavo - mi sta agevolando con un timing straordinario.

Basta un mio sì per rendere un istante indimenticabile e per far rifiorire la mia memoria di gigli e melograno.

"Tu turù tuttù...!!!" canticchio!
Quando vivo nel presente me ne accorgo da segni chiari: cammino osservando i particolari delle case, le piante, le persone... E qualcuno mi sorride cogliendomi in viso un'espressione di esilarante curiosità.

Scherzi della memoria, quando mi fa sentire un dolore. Ma il momento doloroso è passato: il dolore si era già estinto.

Allora sai che si fa?

Prima di addormentarmi, la sera, la mia mano porge alla luna tutte le scorie radioattive del giorno: lei si occupa di tramutarle in polvere di stelle, per rendere i miei sogni dorati e donarmi energia.
Così al mattino mi sveglio di effervescente buon umore e sono pronta per la lezione di tropical dance.

Uso la mia fantasia. Per fantasia intendo qualcosa tipo quando una volta ho visto mio fratello usare l'anta dell'armadio al posto dell'asse da stiro e, con appesa una maglietta, fargli scivolare sopra, con molta naturalezza, il ferro da stiro.

Per non parlare poi di quanto mi piace un particolare atteggiamento riguardo agli imprevisti... Alcune giornate so già cosa mi aspetta, a che ora devo fare le solite attività... Ma se le affronto prefigurandomi che qualcosa di bello e interessante sta per accadere da un momento all'altro, vado incontro a questo momento già scalpitante, lo riesco ad afferrare e me lo gusto cento volte di più!

L'apertura positiva al giorno nuovo, alla vita nuova, è ciò che mi fa svegliare sia dai sogni che dagli incubi e mi fa dire davanti allo specchio del bagno: "Wow! Sono uno schianto! Imprevisti..... STO ARRIVANDO!!!".


"CAMALEONTE" a che pro?

Normalmente la pigmentazione della pelle dei camaleonti tende ad assumere i colori dell’ambiente in cui vive. Ciò rappresenta il più affascinante esempio di adattamento animale all'ambiente. In questa rubrica il camaleonte è l'allegoria della flessibilità della mente umana, che è in grado di utilizzare gli strumenti più svariati di comunicazione.

Probabilmente nata dall'istinto di sopravvivenza, la flessibilità umana ha a sua volta dato vita a miriadi di forme espressive che vanno ben al di là del primitivo istinto. A che pro? È la domanda che farà da guida a tutti gli articoli di questa rubrica, che si occupa di viaggiare nel campo dello "squisitamente umano" e nel mondo delle "possibilità incredibili". La domanda indagatrice è pronta ad afferrare in ogni contesto la direttrice di senso, svelandola al lettore come un prezioso segreto. Ma la ricchezza di questa rubrica è data dalla sua interattività.

Il lettore può inviare una sua breve riflessione (da una frase di due parole a cinque o sei righe) su tutto ciò che nella vita lo colpisce ed a tale riflessione mi aggancerò per dipingere i miei quadri "sferico-camaleontici".
Scrivi direttamente a info@go-italy.ch